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Non conformità di genere: rappresentazione nella serialità e sullo schermo
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Non conformità di genere: rappresentazione nella serialità e sullo schermo

Qualche tempo fa l’attore britannico Eddie Redmayne ha dichiarato che accettare il ruolo da protagonista nel film The Danish Girl (2015), la pellicola diretta da Tom Hooper e adattamento dell’omonimo romanzo dello scritt...

Qualche tempo fa l’attore britannico Eddie Redmayne ha dichiarato che accettare il ruolo da protagonista nel film The Danish Girl (2015), la pellicola diretta da Tom Hooper e adattamento dell’omonimo romanzo dello scrittore David Ebershoff, è stato un errore. Il racconto è liberamente ispirato alle vite delle pittrici danesi Lili Elbe e Gerda Wegener, in cui Redmayne si cala nei panni di Elbe: una delle prime persone al mondo a subire un intervento di affermazione di genere. L’attore ha dichiarato, in occasione di un’intervista rilasciata al giornale The Times, che “non toccava a lui” calarsi nelle vesti di Elbe e ha aggiunto: “Ho interpretato quel ruolo con le migliori intenzioni, ma accettarlo fu un errore […] Nel cinema ci vuole più uguaglianza, altrimenti continueremo a discutere sempre di questi argomenti”.

Lili Elbe è stata storicamente una delle prime persone riconosciute come transgender. Per questo motivo, probabilmente sarebbe stato più ‘veritiero’ e ‘adeguato’ scegliere una persona con la medesima esperienza, con l’obiettivo di far combaciare interprete e ruolo in una situazione tanto delicata quanto, a ogni modo, priva di qualunque problema etico. Sebbene l’identità percepita dovrebbe – auspicabilmente – essere normalizzata a tal punto da non doverne neanche parlare, in contesti sociali piuttosto tradizionalisti è opportuno invece soffermarsi anche su meccanismi simili proprio perché, in questo caso, la narrazione è incentrata sulla tematica dell’affermazione di genere.

Al di là delle scelte di ruolo, è da riconoscere che il film – o forse la storia – ha commosso notevolmente il pubblico; si tratta della narrazione della vita di una persona che cerca di ritrovare se stessa nonostante i pregiudizi del tempo, e di un amore, quello di Gerda, che non muta durante la vita della protagonista.

Altrз attorз cisgender (ovvero che si identificano col genere assegnato alla nascita) di film e serie sono stati criticati per aver accettato ruoli di personaggi trans*, come il caso di Jeffrey Tambor nei panni di Maura nella serie tv Transparent (2014) – nonostante il Golden Globe come miglior attore – o Scarlett Johannson, che ha rinunciato al ruolo di persona transgender nel film Rub & Tug (2019).

Emerge una nuova sensibilità che, da ormai un po’ di tempo – lentamente – si sta facendo strada: lo si evince anche, per esempio, dalla decisione del Festival del cinema di Berlino del 2020 di modificare il sistema di premiazione per accogliere una neutralità di genere poco riconosciuta prima: ha cambiato, infatti, i premi di “miglior attore” e “migliore attrice”, che sono stati sostituiti da due singoli, quali la migliore interpretazione protagonista e la migliore interpretazione non protagonista, tramite un linguaggio neutro. A luglio 2021, inoltre, Michaela Antonia Jaé Rodriguez, meglio conosciuta con le iniziali MJ, è entrata nella storia come prima persona transgender a ricevere una candidatura per i principali premi televisivi statunitensi: Rodriguez deve la sua nomination – e la sua notorietà – al personaggio che interpreta nella serie televisiva Pose (2021): Blanca Evangelista.

I miei pronomi sono they, theirs and them

Nonostante le innumerevoli riluttanze e reticenze, è vero anche che nella storia della rappresentazione cinematografica e nella serialità sono diversi gli esempi di personaggi con un’identità non relegata al binarismo di genere. Un esempio su tutti, probabilmente il più interessante e significativo, è quello di Asia Kate Dillon nei panni di Taylor nella serie tv Billions (2016): si è raggiunto qui un importante traguardo, perché interprete e personaggio hanno la stessa identità di genere. Taylor, dipendente di un imprenditore spietato, adotta un look non conforme: testa rasata, niente trucco e abbigliamento neutro. “Sono Taylor; i miei pronomi sono they, theirs and them”, dice nella scena più iconica della serie.

Un altro personaggio interessante è quello di Lommie, della serie horror sci-fi Nightflyers (2018) ispirata a un racconto lungo dello scrittore statunitense George RR Martin e incentrata sull’equipaggio di un’astronave ambientato nell’anno 2093. Espertǝ di sistemi informatici, è un “cyborg genderfluid” (come puntualizzato dalla scheda personale ufficiale diffusa dal canale Syfy). Lommie ha circa vent’anni, un impianto nel braccio per connettere il proprio cervello con l’interfaccia della nave e un passato di abusi nella setta di ispirazione Amish dove è cresciutǝ. Un aspetto androgino, pallido, esile, rende la sua apparenza quasi ultraterrena. Nello show è un àncora di salvezza e lo status del suo genere – ovviamente – non è argomento di discussione.

La webserie di YouTube Carmilla (2014), ispirata al racconto horror omonimo di Sheridan LeFanu incentrato sulla donna vampiro più famosa delle letteratura gotica e ambientata ai giorni nostri in un’università, annovera tra i suoi personaggi La Fontaine (l’interprete è K. Alexander). Amante della biologia, non si identifica con un genere binario. Nessuna delle stranezze soprannaturali legate ai vampiri la stupisce, personaggio cinico, si urta facilmente e non ama le manifestazioni di affetto; da non dimenticare: rigetta qualsiasi riferimento alla sua persona con pronomi e aggettivi all’interno del binarismo di genere, prediligendo il “they” rivolto a se stessǝ (spoiler puntata 26).

Questi sono alcuni esempi, di certo non esaustivi. Una vasta letteratura comprende personaggз che non si identificano nel genere assegnato alla nascita, ma non solo: sono diversз lз attorз trans* di fama, come Laverne Cox, principalmente conosciuta per il suo ruolo nella serie televisiva Orange Is the New Black (2013), dove interpreta la carcerata Sophia Burset. Grazie a quel ruolo, tra l’altro, è entrata nella storia come la prima persona trans* a essere candidata per un premio Emmy in un ruolo d’attrice. Nel 2015 ha inoltre ricevuto la statua di cera al museo Madame Tussaud.

Indya Moore è unǝ attorǝ nonbinary divenutǝ famosǝ interpretando Angel nella serie tv Pose. Dominique Jackson, invece, è un’attrice trans famosa per avere interpretato Elektra Abundance nella stessa serie tv. Jamie Clayton è un’attrice trans celebre per il suo ruolo nei panni di Nomi Marks nella serie tv Sense8 (2015) e della serie The L World: Generation Q (2019). In quest’ultima torna un personaggio importante per la rapresentazione trans* sullo schermo: Max Sweeney, interpretato da Daniel Sea. Max, un programmatore di computer transgender, compare nella serie originale di The L Word spesso presentato come l’antitesi dei personaggi principali (persino vittima di bullismo da parte loro) e ridotto a una caricatura delle insidie ​​della mascolinità e degli stereotipi relativi alla vita trans e genderqueer. Sea è tornato a dare vita a questo personaggio nel reboot della serie tv, per riparare a questa narrazione scorretta, portando sullo schermo un Max ora cresciuto e felice: una bellissima rarità per quanto riguarda la rappresentazione di persone trans* sullo schermo.

Federica Biffi

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